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Il progetto Italia Regia

Quando nel 1896 Paul Fridolin Kehr presentò il progetto per un censimento generale e una edizione integrale di tutti i documenti pontifici fino al 1198, non vi aveva affatto contemplato un lavoro di regesti. L’idea di Italia Pontificia (o meglio Regesta pontificum romanorum. Italia Pontificia), che delle tre che poi si sarebbero realizzate (esiste infatti anche Germania Pontificia e Gallia Pontificia) è senza dubbio la più nota e rappresentativa, fu concepita e realizzata solo nel 1906 e per ripiego, come un espediente («Notbehelf») adatto a una fase intermedia dei lavori, come uno strumento ausiliare al compimento dell’edizione. L’edizione non vi fu e al ‘prodotto minore’ è toccato di rappresentare, come spesso accade, un momento esemplare nel metodo degli studi sulla documentazione medievale, di portare un valore permanente e innovativo rispetto alle precedenti imprese editoriali dei Regesta curati da Jaffé o da Potthast, concepiti in serie cronologica assoluta e condotti per Aussteller. Nei 10 volumi di Italia Pontificia dedicati ciascuno a una provincia venivano censiti infatti da Kehr, diocesi per diocesi, i destinatari italiani di tutta la documentazione emessa dai pontefici fino a Innocenzo III. Documentazione che, quindi, veniva pubblicata in regesto ‘per destinatari’. Emergeva così per la prima volta, in maniera netta, il problema della documentazione medievale come un problema della tradizione, in senso storico-critico. Dalla sintesi documentaria si staccava, di contro a quello dei pontefici-Aussteller, il profilo di ogni ente-Empfänger, il profilo dei suoi fondi d’archivio, la storia della tradizione delle sue scritture: nella sostanza, ciò che Kehr stesso poi riconobbe come un fine principale di Italia Pontificia, dandone la definizione di «urkundliche Quellenkunde».

         Uno strumento analogo a Italia Pontificia per i documenti emessi da re e imperatori non c'è. Lo studioso che volesse lavorare e riflettere a partire dal dato di quanti e quali diplomi regi ha ricevuto una certa sede vescovile, una canonica, un monastero o una persona, è costretto a sfogliare, sovrano dopo sovrano, i volumi delle edizioni della serie Diplomata dei Monumenta Germaniae Historica o della serie Fonti per la storia d'Italia dell'Istituto storico italiano per il Medioevo, per ricomporre una tradizione archivistica spezzata, per delineare la fisionomia documentaria di un ‘destinatario’: di un ente, vale a dire, nelle attenzioni politico-documentarie dei vertici dell’ordinamento pubblico altomedievale o comunque parte del sistema di documentazione. Fatta sempre salva - ma è cosa ovvia, ormai, nel laboratorio del medievista - la considerazione del ruolo del 'caso' nella tradizione delle scritture.

Dalla constatazione di questa assenza nasce il progetto di Italia Regia, l’Italia dei destinatari delle scritture del publicum: i diplomi regi e imperiali, ma anche i placiti. Il progetto ha nelle intenzioni dei suoi ideatori diverse finalità ed è molto probabile che, nei risvolti della sua attuazione, altre non previste vengano individuate. Tuttavia si può dire che lo scopo originario, forse più rappresentativo, sia senz’altro costituito dalla creazione di uno strumento complementare alle edizioni, che superi la logica dell'Ausstellerprinzip per ritrovare la figura del destinatario come interlocutore del publicum sul lungo periodo (nel quale, quindi, più re e imperatori ovvero più Aussteller sono coinvolti). E da questo punto particolare d'osservazione sul sistema della documentazione pubblica, ritornare a far luce - se è il caso - su quel dato diploma emesso da quel dato imperatore e sulla forma della sua tradizione.